Anche questa estate è passata. Sei salvo. Sei riuscito a tirarti fuori in tempo dal caldo, dagli inviti festanti alle serate mondane, dai lidi troppo affollati, dai locali in dove le cubiste hanno la pelle intrigante come la buccia del cocomero. Finalmente dentro di te c'è l'autunno e la sua calma soporifera. C'è il rosso delle foglie, il rumore del loro crepitare sotto i tuoi piedi. Ci sono file di rovi dai quali spunta ancora qualche mora resistente che ti tinge di viola la lingua. Ci sono le tue felpine. La giacca color muschio che aspetta nell'armadio e tu sai già che come ogni cosa che ti riguarda verrà riempita a dovere di odori e cartacce. Di piccole macchie impercettibili per la maggior parte delle persone. Di pieghe e di strappi corrispondenti a cicatrici sottopelle. Sai che riempirai le tasche di fogli strappati ai migliori libri di poesia e briciole di plumcake cadute fra le costole dei romanzi comprati alle bancarelle del mercato. Quei buoni vecchi romanzi dalla copertura di fintapelle e le lettere d'oro. Signor Hemingway, non guardarmi così dalla quarta di copertina. Sei affamato come un animale uscito da un letargo in cui ha ridotto al minimo lo spreco delle forze vitali. Adesso mentre tutti rimpiangono il mare, i giorni passati ad invadere le spiaggie, le notti folli, tu ritrovi quel piacere delle piccole cose che gli altri non vedono. Ami girare in macchina a lungo senza meta per vedere il deserto dopo l'abbandono. La sala della festa dopo i festeggiamenti. Non c'è più neanche un biglietto, volendolo comprare al botteghino. Ed è meglio così. Ti si prepara davanti una stagione generosa mentre i tuoi capelli riprendono il colore dell'avena e acquistano lunghezza. E saranno modi di camminare retrò, calzini a righe, alcool, libri, passeggiate al parco. E saranno pomeriggio piovosi di foglie, tazze di the, old biscuit, briciole, sciarpe, nuvole grigie, mani fredde. Sarà di nuovo autunno.. e tu non vedi l'ora.