Nutriti.Di.Me.

In fin dei conti l'epilogo del gioco sarà scontato e banale. Pazienza, fingerò di non saperlo e aspetterò ugualmente che qualcosa accada, illudendomi, come sempre. Dirmi che mi vuoi bene ormai è un piacevole ricordo, una consuetudine familiare, come quelle chicche che ti danno i parenti un pò anziani. Dirmi che mi vuoi bene è la chicca preziosa che mi regali quando ti va. E io sono ancora quella bambina che aspetta con le mani a cucchiaio impaziente di ficcarsi in gola quel piccolo gusto retrò. Gli anni passano. Alle chicche ho sostituito le pillole. Ne prendo quante ne voglio, e non aspetto che nessuno me le dia. Sono il benefattore di me stesso. Il mio Gesù Cristo personale. Così ingoio ogni tua parola, anche quando mi fa male. Semplicemente mi assento. Indolore. Rendo indolore quello che dici, lo privo di ogni senso amputandogli la testa come si fa con le sardine e poi lo caccio giù. Sai, non saprei nemmeno ritrovarle le tue centinaia di inutili parole in questo momento. Quante ne hai dette, quante ne hai dette al vento. Tutto in un immenso barattolo vuoto. Se vuoi un giorno te le rovescerò addosso mischiate alla pece bollente di tutti i miei pensieri che hai fatto abortire prima di nascere. Ma non ora. Non qui e non ancora. Se vorrai, un giorno. Continua intanto a nutrirti di me. Sono carne fresca e giovane e tu hai bisogno dell'illusione di un adepto al tavolo della tua religione che parla solo di te, di te, di te. Sacerdote e profeta e dio stesso. Di te, di te, di te. Perchè mangiarmi è l'unica cosa che sai fare, inconsciamente. Assuefarti al mio sapore, stupirti di un certo retrogusto, bagnarmi con del vino dolcissimo. Ingoi ogni giorno questa parte di me e la massacri fra i denti: in fondo non dovrebbe uscirne neanche tanto sangue. L'anima non c'è, sta tranquillo, è volata via da un pezzo. E non ti darà fastidio fra il crepitare delle mie ossa nella tua bocca. Puoi mordere tranquillamente. Ingoiami, coraggio. Una volta che l'avrai fatto capirai che questa tua fame insaziabile è solo bisogno di avere qualcuno a tua completa disposizione senza che ti venga chiesto niente. E io non chiedo niente, distesa come sono sul tuo tavolo da living room, legata polsi e caviglie a nastri di seta neri che io stessa ho filato, mentre tu con due bacchette cinesi ispezioni con minuzia i piccoli pezzi di carne che ti restano. Recidi tutto, mastica bene e non dimenticare di pulire i piatti leccandoli fino al bordo dorato del servizio buono che hai uscito per farmi onore. Ingoiami. Tanto non sento più niente. E una volta che l'avrai fatto, t'assicuro, ti sentirai più leggero anche tu. Ingoiami.